{"id":668,"date":"2015-05-27T13:16:50","date_gmt":"2015-05-27T13:16:50","guid":{"rendered":"https:\/\/sincronicita.wordpress.com\/?p=668"},"modified":"2015-05-27T13:16:50","modified_gmt":"2015-05-27T13:16:50","slug":"la-fine-delle-idee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ladeviazione.com\/sincronicita\/2015\/05\/27\/la-fine-delle-idee\/","title":{"rendered":"La fine delle idee"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/sincronicita.files.wordpress.com\/2015\/05\/condivisione.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-669 aligncenter\" src=\"https:\/\/sincronicita.files.wordpress.com\/2015\/05\/condivisione.png?w=300&#038;resize=300%2C271\" alt=\"Condivisione\" width=\"300\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.ladeviazione.com\/sincronicita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/05\/condivisione.png?w=1030&amp;ssl=1 1030w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ladeviazione.com\/sincronicita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/05\/condivisione.png?resize=300%2C271&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ladeviazione.com\/sincronicita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/05\/condivisione.png?resize=768%2C693&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.ladeviazione.com\/sincronicita\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2015\/05\/condivisione.png?resize=1024%2C925&amp;ssl=1 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Fummo i primi ad averne coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Una mattina non diversa dalle altre avevamo atteso il momento di affacciarci\u00a0alla nostra finestra sul mondo virtuale. La solita sommessa trepida attesa di ricevere qualcosa di importante e di donare qualche momento speciale alle altre persone intorno a noi. Un giorno come tutti gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Se ad intuire tutto fosse stato\u00a0uno solo di noi non sarebbe stata la stessa cosa. Sarebbe stato tutto pi\u00f9 semplice e l&#8217;evento sarebbe passato inosservato. Ne sarebbe uscito al pi\u00f9 un <em>post<\/em> vagamente originale, qualche decina di sue condivisioni, una mezza giornata o due di commenti. Si sarebbe trattato di un passaggio interessante come ogni tanto era sempre successo in questo etereo mondo. Ma poi ogni rumore\u00a0si sarebbe quetato.\u00a0\u00a0Probabilmente, le alte sfere dell&#8217;azienda che gestiva la piattaforma avrebbero sguinzagliato i loro <em>osservatori<\/em>\u00a0per guidare il motore di condivisione verso l&#8217;oscuramento permanente dell&#8217;effimera intuizione di quel singolo di noi\u00a0appena\u00a0pi\u00f9 lungimirante degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">La storia invece fu differente.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Ricordo ancora molto bene, i primi commenti che ci scambiammo a caldo in rete. Parlammo di <em>sindrome da fuochi d&#8217;artificio, <\/em>di persone stanche di muoversi nello spazio angusto dei flash condivisi che scorrono velocemente fino\u00a0ad occupare il\u00a0prima possibile il loro angolo di dimenticatoio. In fondo il nostro stato d&#8217;animo era\u00a0davvero lo stesso di quando si assiste ai fuochi d&#8217;artificio: all&#8217;inizio si rimane incantati, dalla sorpresa, dai\u00a0botti, dai colori scintillanti, dalle forme floreali che rischiarano imponenti il buio sovrastante. Ma alla lunga il tuo occhio non trasmette pi\u00f9 sorpresa, il tuo istinto ti guida a riconoscere che si sta avvicinando il momento del gran\u00a0finale, vaticinato precursore\u00a0del\u00a0vuoto che ne consegue.\u00a0Il tuo animo si rammarica perch\u00e9 l&#8217;ultimo lampo fatto di\u00a0pizzi finemente decorati stracarichi di colore \u00e8 svanito molto prima di essere catturato\u00a0dalla tua memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">La nostra predisposizione in quei giorni non era differente. Eravamo stanchi.\u00a0Sorridevamo ancora alla vista di queste frasi a sorpresa, ma sapevamo gi\u00e0 in anticipo, che scorrendo lo schermo dopo la prova costume riuscita a tutti con successo, perch\u00e9 qualcuno aveva ipotizzato\u00a0che il costume bagnato\u00a0si sarebbe asciugato, avremmo trovato quella\u00a0dolcissima e virale cucciolata di gattini scampati alla leucemia felina grazie alla serata cosmica pro-animali organizzata dal nucleo volontari senza macchia e senza paura del\u00a0quartiere San Tristino, e poi avremmo gustato una massima esistenziale degli indiani d&#8217;america, affiancata dalla confortevole forma a gaussiana del corpo di un oritteropo, che preannunciava la foto degli involtini primavera, invero molto simili a\u00a0bolo predigerito, che la vicina di casa, vagamente gnocca, aveva appena cucinato senza invitarci n\u00e9 a mangiarli, n\u00e9 a scoparla &#8230; e cos\u00ec via. In una sequenza, senza sosta, di fugaci riecheggi di quarta e quinta mano delle stesse idee che qualcun altro aveva avuto chiss\u00e0 quanto tempo prima.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Ma, nella vita reale, lo sapevamo bene in cuor nostro, nessuno di noi avrebbe mai accettato, nemmeno come regalo, un&#8217;auto usata di quinta mano.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">E forse quel giorno lo capimmo tutti assieme, di colpo: eravamo solo stanchi di ricevere e donare idee trite e ritrite di qualcun altro. Eravamo stati raggirati cos\u00ec profondamente da esserci convinti\u00a0che ogni contenuto che ci palleggiavamo potesse essere cos\u00ec\u00a0straordinario e senza tempo da poter rappresentare la versione universalmente ottimistica del nostro vero io. Ci eravamo a lungo\u00a0identificati\u00a0in frasi, immagini e situazioni, originali e\u00a0forti, per colpire senza fatica l&#8217;immaginario nostro e dei nostri amichevoli obiettivi umani.\u00a0Ma nella realt\u00e0 avevamo solo dimenticato, piano piano, il meraviglioso valore celato\u00a0dietro\u00a0l&#8217;uso del\u00a0nostro tempo, non dico per\u00a0creare noi stessi qualcosa di significativo, ma anche solo per\u00a0cercare\u00a0dentro il\u00a0libro di un nostro amato autore la frase d&#8217;effetto veramente in sintonia con il nostro stato d&#8217;animo.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Non \u00e8 importante cercare il perch\u00e9\u00a0l&#8217;intuizione di massa si manifest\u00f2 cos\u00ec repentinamente. Non \u00e8 importante sapere chi sia stato il primissimo di tutti noi a inserire in rete questo concetto. La questione straordinaria e vincente fu che, indipendentemente gli uni dagli altri, mettemmo in circolo lo stesso pensiero scritto in forme sempre un po&#8217; diverse ed originali\u00a0e,\u00a0nello spazio di un&#8217;ora, investimmo la rete.<br \/>\nRicordo ancora perfettamente la sequenza degli eventi. Avevo appena lanciato l&#8217;aggiornamento del mio stato, con una smorfia di vago disgusto dipinto sulle mie labbra, e avevo deciso di chiudere tutto per quel giorno. Avevo esitato\u00a0qualche secondo di troppo per quella mia indole un po&#8217; vanesia che ama vedere il click del &#8220;Mi piace&#8221; da parte di qualche amico sulle mie cose, quando comparvero due condivisioni che scimmiottavano la mia: una frase in inglese maccheronico su sfondo rosa antico recitava &#8220;We have our balls completely broken&#8221; e subito sopra una\u00a0&#8220;Certe condivisioni ci hanno sfracellato&#8221;, in verde speranza, cercava di nascondere con il suo font smisurato la sfondo preso da\u00a0un\u00a0film sulla\u00a0discesa agli inferi. E da l\u00ec fu tutto un susseguirsi di sentenze\u00a0a senso unico, separate qua e l\u00e0 solo dal solito\u00a0&#8220;post consigliato&#8221; anacronistico e commerciale che rese il tutto ancor pi\u00f9 grottesco. L&#8217;aspetto pi\u00f9 curioso\u00a0fu che, stranamente, nelle nostre frasi tutti o quasi avevamo fatto uso del plurale maiestatico, come se\u00a0pi\u00f9 che di\u00a0intuizione di massa si fosse trattato di autocoscienza collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Il resto del giorno non lavorammo, commentammo alla grande, diventammo tutti molto pi\u00f9 amici e a sera mezza nazione si tolse dalla piattaforma.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Quel che successe dopo lo conosciamo molto bene e non ha senso rivangarlo, ma ancora oggi passo spesso lunghe ore a chiedermi cosa sarebbe accaduto se quel giorno alcuni di noi ci avessero pensato qualche momento in pi\u00f9 e avessero desistito dal pubblicare il loro stato\u00a0o\u00a0se i primi post di inizio giornata fossero stati quel tanto\u00a0pi\u00f9 originali del\u00a0solito da scoraggiare ogni nuova tristezza\u00a0o se i gestori della piattaforma avessero avuto l&#8217;intuizione di spegnere tutto in tempo per non far proliferare il rivoluzionario virus nato in quella prima ora. Quando ci rifletto,\u00a0mi assale\u00a0vera\u00a0ansia\u00a0al pensiero che se avessimo assistito ad\u00a0un incastro di eventi solo leggermente differente, non ci sarebbe stata nessuna storia da raccontare,\u00a0e saremmo ancora l\u00ec tutte le mattine con la solita sommessa trepida attesa di ricevere qualcosa di importante e di donare qualche momento speciale alle altre persone intorno a noi.<\/p>\n<p style=\"text-align:justify\">Tutti in balia di condivisioni geniali di decima mano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fummo i primi ad averne coscienza. Una mattina non diversa dalle altre avevamo atteso il momento di affacciarci\u00a0alla nostra finestra sul mondo virtuale. 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