Il metalinguaggio dei blog

Ad intervalli più o meno regolari, man mano che si sviluppa la mia timida esperienza in questo mondo fatto di post nello spazio virtuale dei blog, mi piace inserire qualche riflessione sulle sensazioni e sui pensieri che si sviluppano dentro di me su questo tema. E, a dire il vero, ogni tanto, mi piace anche scrivere degli articoli volutamente assai oscuri, per cui non sorprendetevi se questo post risulterà completamente incomprensibile.

Molto tempo fa, proprio agli albori della mia carriera blogamica, su un sito che ora seguo ancora anche se un po’ meno assiduamente, si celebrava uno di quegli eventi ben segnalati da WordPress quando si raggiungono i multipli centenari di follower. Ricordo bene che in un commento a quel post avevo cercato di esprimere un concetto che in quel momento mi sembrava riassumere l’estrema sintesi di quello che percepivo: ogni blog era un luogo dove gli avventori si raccoglievano e il padrone di quel blog era il fuoco sulla spiaggia intorno a cui tutti si radunavano. Più splendeva quel fuoco, più ricca era la folla di avventori.

A distanza di oltre un anno non mi sento di rivoluzionare quella percezione, anche se, come spesso accade nella vita, l’esperienza può mutare profondamente l’interpretazione che noi diamo di ciò che ci circonda. Oggi sono fermamente convinto che ogni blog abbia due facce: una evidente, comprensibile, aperta alla lettura di tutti coloro che vi si avvicinano, un’altra nascosta e profonda fatta di insignificanti briciole che il padrone di quel luogo lascia, anche involontariamente, dietro ogni post. Briciole per se stesso e per gli altri.
Ogni blog ha i suoi temi, il suo stile, le sue forme di comunicazione e di linguaggio. Ogni post ha il suo messaggio, la condivisione di un particolare stato d’animo o evento o pensiero. A volte espressi chiaramente, a volte celati da una storia apparentemente generalista ed impersonale.
Ma sotto traccia c’è spesso un percorso parallelo, quasi una sorta di metalinguaggio che scorre molto lentamente di articolo in articolo, di commento in commento, di storia in storia, di emozione in emozione, di sorriso in sorriso in un percorso che rivela qualcosa di più profondo di qualsiasi post.

Non tutti questi angoli virtuali hanno la stessa forza, la stessa abilità nel nascondere qualcosa nel metalinguaggio, nel tracciare la propria storia. Spesso, proprio dove lo sviluppo degli articoli è meglio definito e sistematico, lì l’originalità del meta percorso, il contributo dell’animo del singolo è meno presente e meno originale. E spesso, proprio dove è più vivido il fuoco che alimenta lo spazio virtuale, lì si finisce per perdere di vista l’altra luce profonda, quella che forse ha originato tutto, ma che con il tempo ha lasciato il passo a qualcos’altro.

Mi chiedo spesso perché, come lettore, preferisco questo mondo dei blog rispetto agli abbandonati ragni sociali come facebook e compagni. Un tempo pensavo che questo dipendesse più dai fuochi intensi di alcuni blogger. Oggi, a due anni circa da quando ho iniziato a sondare questo mondo, sono invece convinto che la mia passione deriva dalla percezione che in questo spazio si possano trovare indizi e piccole certezze sul fatto che con alcune persone, anche completamente sconosciute, si può condividere davvero tanto. E’ un sottile gioco di metalinguaggi e potenzialità, che non deriva la sua forza dal numero di follower, di commenti, di dichiarazioni di simpatia. Deriva tutto da qualcosa che accomuna in un filo sottile e impalpabile i pensieri e le emozioni di alcune persone.

34 thoughts on “Il metalinguaggio dei blog

  1. Diemme 25 Ottobre 2016 / 6:21

    Direi che questo tuo post è tutt’altro che incomprensibile, anzi, apre la porta su un mondo al quale non avevo pensato, su cui non avevo riflettuto, e pensare che insomma, col metalinguaggio, il linguaggio paraverbale e non verbale, una certa dimestichezza ce l’ho!

    Diciamo pure una cosa: tu hai questa particolare capacità di cogliere questo metalinguaggio, che non tutti hanno, e quindi immagino che a te quasi ogni post dice qualcosa in più di quello che l’autore voleva farci sapere: insomma, leggi tra le righe, sopra le righe, sotto le righe e, eccezionalmente, anche le righe 😉

    • Pj 25 Ottobre 2016 / 22:55

      Grazie mille, Diemme!
      E’ un complimento davvero simpatico! 🙂

  2. Nuzk 25 Ottobre 2016 / 20:26

    Molto bello questo post Pj.

    • Pj 25 Ottobre 2016 / 22:52

      Grazie mille, Nuzk! E’ un grandissimo piacere sentirti e non sono affatto sorpreso che accada in questo post. 😉

      • Nuzk 26 Ottobre 2016 / 18:23

        🙂

  3. gigifaggella 31 Ottobre 2016 / 19:07

    Non sarà un caso che torno a leggerti dopo un po’ e capita proprio un post come questo che conferma un’idea che anche io ho e che tu hai espresso in maniera comprensibilissima…certo ci vuole una certa sintonia di temi ed argomenti e quel metalinguaggio di cui parli forse è un sinonimo del linguaggio di anime simili… Ciao PJ!

    • Pj 31 Ottobre 2016 / 19:24

      Ciao Gigi!
      Il linguaggio di anime simili … direi che è un ottimo sinonimo. Per dire il vero stavo per commentare il tuo post sul “dramma delle convinzioni” e volevo giusto fare un’osservazione sulla tua frase “la mia domanda era più profonda”…

      • gigifaggella 31 Ottobre 2016 / 19:25

        tanto lo so che ci capiamo… 😉

      • Pj 31 Ottobre 2016 / 19:27

        Si fa fatica a non pensarlo 😉

      • gigifaggella 31 Ottobre 2016 / 19:29

        il fatto è che non siamo abituati a farlo…sempre sul tema a te caro della sincronicità, sto giusto scrivendo il mio nuovo post… 😉

      • Pj 31 Ottobre 2016 / 19:35

        Fai bene! Sarà un gran piacere leggerlo … 😉

  4. otherside 4 Novembre 2016 / 8:45

    Quando mi resi conto che la costruzione di me era andata avanti senza la coscienza di me, ne rimasi sconvolto. E aprii il mio blog. Era il mio richiamo, il mio nuovo apprendistato da carpentiere in ritardo; bussai a cento porte e diedi del tu a chiunque incontrassi. Scrivevo per non morire, per continuare a credere di aver tempo, anche da sprecare. Incontrarvi è stato il paradigma della mia frattura: troppo lontani, troppe paure in comune. Troppa cultura in comune diversamente digerita.
    Voi non sapete o fate finta di non sapere quanto feroce e dolcissima assieme sia stata la necessità della vostra presenza. Intellettualmente alcuni di voi sono dei primi violini in grado di reggere da soli un’intera orchestra… l’ho pensato da subito, ve l’ho detto dopo un po’: le primedonne hanno questo difettuccio e se lo coltivano. Il piacere a volte rabbioso della vostra lettura è stato quasi pari al piacere di dissentire da voi. Ma ci sarà un’altra occasione, un altro tempo, un altro luogo della mente in cui potremo ridere quietamente insieme a questo siciliano acceso che non ammette di invecchiare e non si arrende alla malinconia sapendo già quale sarà l’epilogo. Non mi prendo mai troppo sul serio, scrivo di getto ma ci credono in pochi e nonostante questo i post mi escono fuori così: la scrittura reiterata durante questi anni di rete ha messo in luce tutti i miei difetti: per alcuni sembrano pregi. Non sono ne l’uno ne l’altro, dipende dal contesto in cui sono inseriti. Ecco dovrei riuscire finalmente a cambiare radicalmente il contesto…ma Leonardo Sciascia non c’è più e nessuno della mia generazione ne possiede il nerbo. Tuttalpiù ne conserva la residua coscienza.
    I blog sono una cosa seria capace di trasformarsi in un attimo in una minchiata assoluta. Per legere il metalingiaggio di cui parli è necessaria una sensibilità che noi spesso castriamo perchè è pericolosa. Ho incrociato centinaia di blogger in dieci anni: i migliori sono spiagge solitarie e lontane, quando ti ci areni lasciano sempre il segno.

    • pj 4 Novembre 2016 / 12:06

      Otherside, per prima cosa è un onore averti qui!
      E, sempre per prima cosa, leggo tra le tue righe molti pensieri che sono anche i miei, come ad esempio che i blog sono un “fenomeno” molto serio. E oggi che il mondo blog sta languendo, io credo per una sorta di stanchezza e sfiducia di fronte all’estemporaneo dilagare dei social, credo sia ancora più importante.
      Noto anche nelle tue parole, ma posso sbagliarmi, una sorta di antitesi aspra, in quel “voi” ripetuto insistentemente. Su questo penso di doverti deludere, temo. Se cercavi qui un primo violino o qualcuno degno di esserlo, temo tu abbia sbagliato luogo. Quasi tutti noi che bazzichiamo i blog, sotto sotto, abbiamo solo bisogno di scrivere, leggere, e capire. Molto semplicemente, senza troppe complicazioni, né protagonismi.
      E, a dire il vero, sospetto di essere più giovane di te solo di frequentazione del mondo blog, non credo di età.
      Il tuo commento mi piace molto, è intenso e diretto. Mi dispiace che il tuo sito non sia più visibile. Già in un altra occasione, parecchio tempo fa, seguendo un tuo commento su un altro blog, non ricordo ora quale, avevo cercato di vedere chi si celava dietro l’otherside. Ma rispetto e capisco la tua scelta, che sono stato sul punto di perseguire anche io.
      C’è un’altra cosa del tuo commento che mi piace molto. Solo per il fatto che è esistito. E il mio gradimento rasenta una benevola invidia. Sarei davvero molto contento se fra otto anni circa, dopo aver compiuto dieci anni di frequentazione nel mondo dei blog, continuassi a leggere questi amici che scrivono i loro blog con la stessa intensa attenzione e lo stesso piacere che provo io oggi.
      La stessa intensità che tu hai dimostrato chiaramente.
      Grazie per l’intervento. 🙂

  5. otherside 4 Novembre 2016 / 12:49

    PJ sono intervenuto perchè sento vicino l’argomento, è stata una delle cause del mio allontanamento. Ma ti chiedo, se ti indico un blog scritto e solitario, una spaiggia su cui ho costruito quel che resta del mio senso e del mio mondo intellettuale mi taccerai di protagonismo?
    Cercare interlocutori decenti è un male che sconfina col narcisismo oppure un disperato bisogno di vita intellettuale? E un’ultima cosa nel caso che tipo di post vorresti leggere ( perchè vedo che tu SAI leggere) ? Testi brevi e secchi o gli originali, scritti anche ventanni fa, in una stagione di fede ormai tramntata per non morire del tutto?
    Non ringraziarmi ti prego,.Ho 64 anni

    • Pj 4 Novembre 2016 / 16:25

      Leggo, tempo permettendo, molti blog solitari e molti blog “affollati”, blog ricercati e blog essenziali. Tendo ad evitare quelli dove si evince un forte desiderio di protagonismo e questo accade per mia indole personale. Rifuggo le folle tumultuose.
      Secondo la mia visione non esistono interlocutori decenti o non decenti. Esistono di più persone con cui si può entrare in sintonia e persone con cui questo non può accadere. E imparo molto dai blog dove vige il narcisismo, e ho amici e amiche vagamente narcisisti.
      Forse la verità nascosta dentro a questo mio post è che non mi interessa tanto il contenuto di un articolo, ma proprio il metalinguaggio che collega tra loro tutti gli articoli.

      E infine, io sono a 51, ma una delle questioni che trovo più affascinante è che, almeno nello spazio blog, nessuno di noi ha realmente una età definita.

      • otherside 5 Novembre 2016 / 14:50

        Il tenore dei commenti fin qui espressi (quello di Tads introduce una problematica affascinante, le motivazioni per cui si apre un blog) indica chiaramente che è una questione sentita da molti e mi fa piacere. Analizzareil proprio intimo e chiedersi il perché delle cose è importante e fa crescere.
        Lo dico senza giri di parole: il blog a differenza degli altri social impone una buona capacità di scrittura, i temi contano ma se non sai scrivere qualsiasi blog scade verso la chat tipo TW o FB. All’interno di una scrittura decente ci sono vari strati che conducono ad altri stati di immaginazione e interpretazione, da quel punto in poi bisogna saper leggere e averne voglia. Su questo ultimo aspetto nutro da tempo qualche dubbio. Ma sono un pessimista.

      • Pj 5 Novembre 2016 / 16:00

        Osservazioni che condivido, Otherside. In particolare, anche se sono un ottimista, condivido l’opinione per cui per superare alcuni livelli bisogna saper leggere, ascoltare, avere voglia di farlo e dedicare tempo e impegno. Il tempo e l’impegno purtroppo sono i grandi assenti nel mondo di oggi.

  6. TADS 5 Novembre 2016 / 13:39

    bel post, chapeau!!!

    sono un blogger di lungo corso, a gennaio fanno 14anni, quella di scrivere tra le righe e inserire messaggi subliminali nei post è, cioè, dovrebbe essere, l’obiettivo primario di ogni blogger, anche se credo sia opportuno distinguere i blog di matrice intimista da quelli generalisti o tematici.

    da non trascurare le cosiddette “tecniche di comunicazione” da blog, coloro che mirano a un sostanzioso numero di commenti, inseriscono nei post concetti stimolanti che vanno oltre la superficie, pare un arzigogolo ma non lo è, chi ha una certa dimestichezza con la scrittura ci riesce quasi spontaneamente.

    sullo sdoppiamento ho qualche perplessità, credo che la blogsfera sia l’aspetto più sincero della rete, non si può mascherare più di tanto la propria essenza, ancor meno per anni, è possibile mantenere un certo equilibrio riflessivo ma è impossibile occultare la propria direttrice di pensiero

    tanto per concludere… ciò che realmente conta sono le spinte motivazionali che portano ad aprire e gestire un blog, qui si apre un universo

    felice di aver fatto la tua conoscenza

    • pj 5 Novembre 2016 / 15:53

      Grazie Tads!
      Ho grandissima ammirazione per i blogger di lungo corso. Anch’io sono felice di aver fatto la tua conoscenza, e questa non è nemmeno la prima volta. 🙂 Quando scrivo di questi temi in qualche misura, direttamente o indirettamente, attiro la tua attenzione. Forse intendo un po’ anche questo quando parlo di metalinguaggio dei blog. Non si compie solo con i post degli articoli, ma si completa con i commenti e un po’ anche solo con quelle visite in cui si lascia un like non scontato.
      Invece non amo, ma rispetto, coloro che, come giustamente osservi tu, “lavorano” con la forma del loro blog per acchiappare del consenso crescente.
      Quanto alle spinte motivazionali, magari mi sbaglio, ma mi sembra di intuire che molti blog che resistono nel tempo, modificano in maniera significativa anche le loro motivazioni profonde.
      E lo trovo davvero affascinante.

      E’ stato un piacere il tuo passaggio!

  7. TADS 5 Novembre 2016 / 16:34

    sicuramente in questo contesto esiste di tutto, certo si possono modificare indirizzi col passare degli anni ma non credo sia poi così comune

    tanto per meglio capirci… io ho da sempre adottato una linea editoriale (passami la definizione altisonante) ben precisa, nel mio spazio mi diletto ad analizzare tendenze e tematiche sociali, lo faccio da un punto di vista spesso scomodo ma è nella mia natura, ogni tanto alleggerisco con qualche post ironico ma credo sia giusto farlo. Ciò significa che la mia spinta motivazionale non è mutata nel tempo

    i commenti sono l’aspetto più interessante, soprattutto se costruttivi e capaci di approfondire l’argomento in questione, il post pone alcuni interrogativi e chi partecipa al dibattito ci mette qualcosa, credo sia il vero DNA di un blog

    comunque, a prescindere dallo spammare, dai like e dai commenti di scambio, alla lunga il seguito di un blog è sempre e solo dato dai contenuti. Ovviamente esistono regolette non scritte, se un blogger viene a commentare dieci volte da te e tu non ti fai mai vedere la lui, è probabile che ti cancelli dai preferiti. Il meccanismo è semplicissimo, se non vieni da me vuol dire che il mio pensiero non ti interessa, ergo, se non ti interessa sul mio blog non deve interessarti neanche nel tuo. Sbagliano molto quelli che se la tirano snobbando gli altri blog, nessuno è immune dalla legge della interazione, si surfa sulla piattaforma, si screma, si seleziona… alla fine si riesce a creare un gruppo fidelizzato, questo è l’obiettivo nobile.

    • Pj 5 Novembre 2016 / 17:00

      Non sono titolato per dare giudizi, anche perché ricostruire la storia di quattordici anni di blog a posteriori sono certo che non sia una passeggiata, ma non sarei sorpreso se, pur rimanendo intatte le motivazioni iniziali della tua azione nella blogsfera, anche il tuo approccio si sia modificato nel tempo. E con un po’ di calma farò un passaggio a farmene un’idea più precisa.
      Io, ad esempio, sebbene abbia chiarissimo da dove sono partito, sento che tutto è in evoluzione.

      Sul meccanismo semplicissimo di cui parli ho una visione differente. Nel mondo dei blog esiste una libertà dell’agire preziosa e istintiva. Ognuno di noi qui, sa di avere una vita reale che influenza i tempi e i modi del nostro essere nella blogsfera. Oggi qualcuno può frequentare il mio blog assiduamente e attivamente, ma domani e per lungo tempo può concentrarsi su altri interessi. Voglio che sia libero di farlo, ma non per questo non seguirò il suo blog. Il meccanismo di cui tu parli, esiste, sia ben chiaro. E’ sicuramente il veicolo principale con cui si comincia una fidelizzazione. Ma nel tempo non regge.
      Questa mia affermazione tuttavia, da buon neofita, vale come il due di picche. 😉

  8. TADS 5 Novembre 2016 / 17:19

    è una affermazione molto saggia, infatti negli anni si verificano turnover ma questo è scontato, c’è chi chiude e c’è chi, come giustamente dici, scopre nuovi fronti, a volte si perdono utenti causa polemiche ma credo sia tutto nella norma

    ovvio che 14anni sono tanti, magari si possono vedere alcune cose in modo diverso ma io parlavo della linea editoriale, per me il mio blog ha la stessa finalità di quando l’ho aperto e tale resterà fino al giorno del mio ritiro

    nel primo commento ti ho menzionato i blog intimisti, ecco, io sono lontano anni luce da questa forma di comunicazione, tra l’altro non sono nemmeno troppo prolifero, negli ultimi due anni avrò pubblicato 20/25 post a “stagione”, c’è chi li pubblica in due mesi, scelte che non giudico. Ho la mia vita e quando un argomento desta il mio interesse lo trasformo in post, funziona così dal primo giorno. Tra l’altro sono pure poco incline a stabilire rapporti privati, non ho bisogno del blog per socializzare o creare relazioni, è uno spazio in cui devono contare solo i post e relativi interventi.

    pacifico che non esistano obblighi ma è altrettanto pacifico che se ho un tempo limitato da dedicare alla blogsfera lo investo su blog amici, dico tendenzialmente, poi, come in questo caso, quando mi imbatto in uno spazio che mi induce a riflessioni non ho problemi a intervenire

    • Pj 5 Novembre 2016 / 17:32

      Mi piace la coerenza della linea editoriale. È sintomo di solidità personale.
      Sono stato davvero felice che ti sia imbattuto nel mio spazio e soprattutto sono contento che ti abbia solleticato queste riflessioni.

      • TADS 5 Novembre 2016 / 17:33

        è un piacere reciproco

  9. ili6 6 Novembre 2016 / 17:33

    Ciao Pj, ho seguito un tuo like e eccomi qui.
    Concordo con quanto dici sul metalinguaggio e con quanto leggo nei commenti, tuoi e dei tuoi ospiti. Se sei lettore attento, anche oltre il post e allunghi lo sguardo, sì, ti fai un’idea della persona che c’è dietro lo schermo. Partiamo da qui: dietro lo schermo ci siamo persone, sempre e comunque, belle o brutte, sapienti o ignoranti, ma persone. Da questo nasce (o dovrebbe nascere) un decalogo comportamentale. Poi ci sono tanti perchè sul diventare blogger, partendo dalla semplice curiosità di provare e infine c’è la decisione di continuare o meno dopo aver conosciuto un pochetto questo mondo. Personalmente non so definire il mio blog, dopo ben 8 anni non so ancora se gli ho dato una connotazione o meno. Vado a periodi, a emozioni, a momenti, non ho tematiche specifiche predisposte. So, però, di essere in combutta con me stessa: non voglio parlare di me e del mio lavoro (a chi potrebbe interessare la semplice vita di una maestra del sud?), ma ci ricado in continuazione.Mi voglio mettere in gioco con la scrittura di mini racconti perchè mi piace e mi diverte scrivere, ma sono esigentissima con me stessa e spesso mi ritiro in un angolo. Quindi una specie di pasticcio, ma a me piace e ringrazio sempre chi ha voglia di leggere e commentare. Come ben dici tiranno è il tempo da dedicare, ma sappiamo tutti che se qualcosa ci appassiona, il tempo, seppur risicato, riusciamo a trovarlo e riusciamo magari a stare qui oltre 8 anni a pubblicare e a leggere altri amici, in un interscambio spesso edificante e divertente. E non è poco.
    Ciao,
    Marirò

    • Pj 6 Novembre 2016 / 18:03

      Marirò, mi piace molto questo tuo commento . Per questo mi fa doppiamente onore averti ospite qui. Sono noioso e ripetitivo, ma ho una ammirazione profonda per chi ha contribuito nel tempo alla blogsfera con la sua presenza, e ci tengo molto a sottolinearlo.
      Anch’io sono un po’ come te. Non saprei dare una connotazione chiara al mio blog, sta lentamente cambiando, ma dove va lo sa solo lui. Anche se, è inevitabile, ogni blog ha la sua impronta perché siamo tutti soprattutto sempre noi stessi.
      Credo tu abbia colto un punto molto importante, hai usato due aggettivi perfetti, l’interscambio che si ha in questi spazi è edificante e divertente. E io credo che questo sia davvero molto!
      Però quello che posso confessarti è che, se mi garantisci che un maestro al sud ha la vita semplice, da domani mi do da fare per diventare maestro e poi mi trasferisco al sud. 😉
      E’ stato un vero piacere il tuo passaggio, ci si sente presto.
      Ciao,
      Paolo.

      • ili6 6 Novembre 2016 / 18:29

        semplice nel senso di non spettacolare, niente fuochi d’artificio, ma tanta bella e sana fatica 🙂
        Piacere di conoscerti, leggerò anche io da te al mio rientro. Ciao

      • Pj 6 Novembre 2016 / 19:04

        Io sono uno di quelli un po’ ottimisti che pensa di non avere ancora trovato in giro una persona la cui vita non sia spettacolare. 🙂
        E sospetto da quel “tanta bella e sana fatica” che un po’ la pensi anche tu così. 🙂

  10. massimolegnani 9 Novembre 2016 / 11:40

    una volta ho scritto che i miei post (e molti post altrui) altro non sono che una valigia a doppio fondo con cui contrabbando alla dogana del mio io pensieri e affermazioni nascoste che se espresse alla luce del sole non passerebbero la mia censura.
    se ho inteso bene le tue parole, il tuo discorso sul metalinguaggio dei blog coincide con questa mia visione.
    mi sbaglio?
    ml

    • Pj 9 Novembre 2016 / 13:57

      Non sbagli affatto! 🙂
      Mi piace l’idea del doppio fondo della valigia alla dogana del nostro io. Davvero figa!!!!

  11. tramedipensieri 12 Novembre 2016 / 17:48

    Condivido le tue riflessioni su linguaggio soprattutto questo:
    “Oggi sono fermamente convinto che ogni blog abbia due facce: una evidente, comprensibile, aperta alla lettura di tutti coloro che vi si avvicinano, un’altra nascosta e profonda fatta di insignificanti briciole che il padrone di quel luogo lascia, anche involontariamente, dietro ogni post. Briciole per se stesso e per gli altri.”

    Tutt’oggi non so darmi spiegazione del perchè una persona come me abbia sentito la necessità di aprire un blog.
    Non scrivo. Non disegno. Non scatto fotografie. Non parlo d’arte. Non sono una poeta. Non conosco la musica né la maggior parte dei musicisti.
    Il mio blog non ha un tema specifico.

    So solo che mi piace molto, mi piacciono i blog che seguo e le persone che lo gestiscono; leggo tutto e se ho da dire lascio un commento o, se vuoi anche un saluto: i like sempre.

    Ho da sempre frequentato i blogs da quando sono nati praticamente, e ho imparato tanto da questi e in molti pensieri mi ci sono ritrovata.

    Ho piano superato la vergogna nel pubblicare due righe scritte da me. Mi sorprendo sempre dell’attenzione di un like, di un commento…. ho smesso di chiedermi il perchè…

    Essenzialmente pubblico le cose mi piacciono non ponendomi mai il problema se piacciano agli altri oppure no; gestisco il blog come se fosse un mio quaderno con l’unica differenza che, il blog è pubblico.
    Una forma di narcisismo pure questa non v’è dubbio.

    tant’è…

    ciao
    .marta

    • pj 12 Novembre 2016 / 18:20

      Mi piace molto questo tuo commento. In esso parli di due aspetti molto interessanti. Il tuo racconto sul tuo vivere la blogsfera è il racconto di molti di noi. Perché molti di noi credo si chiedano spesso cosa ci fanno qui. Siamo qui e non siamo qui, allo stesso tempo.
      Io credo che in una certa misura subiamo un po’ tutti il fascino di entrare in contatto con l’animo di alcune persone. E questo dei blog è un espediente efficace e libero per cedere a questo fascino.
      Ed è molto acuta e vera anche l’osservazione sul narcisismo. Credo che anche in questo tu abbia colto una grande verità. Perché il narcisismo è uno dei denominatori comuni dei nostri luoghi. Ma, a mio parere, esso si manifesta in forme assai differenti da blog a blog. Esiste un narcisismo totalizzante e impositivo in taluni blog che tendono a voler essere centrali rispetto al perimetro dei loro follower. Ed esiste un narcisismo più delicato di chi vuole affermare un proprio metalinguaggio particolare, un proprio modo di essere che è narcisistico soprattutto perché è proprio l’essenza di noi stessi.

      Come ben sai, io penso ci siano persone che non hanno bisogno di conoscere la musica …

      Un vero piacere, Marta, il tuo passaggio
      Paolo

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